- La nostra ditta è stata fondata da mio padre nell’ormai lontano 1938.

- In quel periodo l'Italia stava vivendo una crisi, in realtà una delle tante, che poi ho visto susseguirsi, dovuta alle sanzioni che ci erano state comminate dalla Società delle Nazioni, come allora si chiamava l’associazione che poi dopo la seconda guerra mondiale divenne le Nazioni Unite. Le sanzioni erano la conseguenza della cosiddetta proclamazione dell’impero. La crisi era dovuta tra le altre ragioni anche alla mancanza di olio combustibile e di carbone che strangolava la nostra industria. Il risparmio energetico si presentava già da allora come un problema vitale e di conseguenza mio padre iniziò fin da quei giorni a progettare ed a realizzare impianti di risparmio energetico per mezzo del ricupero termico. All'inizio i ns. principali prodotti furono soprattutto economizzatori di combustibile per il preriscaldo dell'acqua di alimento dei generatori di vapore. Ma, per amore di verità, mio padre iniziò con la cannibalizzazione di vecchi impianti, per rifarne di nuovi e superare la mancanza di materie prime importate e la carenza di capitali.


La prima foto della Rizzi a Milano nel 1938

 

- Dividendo cronologicamente, anche se in modo approssimativo, il corso della vita della ns. Società, posso distinguere diversi periodi. Il primo decennio dal 1938 al 1947 mio padre ha dovuto affrontare un periodo molto difficile. Nel 1939 improvvisamente l’economia si era impennata a causa dei venti di guerra incombenti e fino al 1942 la crescita era stata rapida, tutta l’industria era stimolata a produrre di più. Ma poi i bombardamenti aerei dei nostri più forti avversari e la mancanza di acciaio per quello che non fossero bombe e cannoni aveva cominciato a schiacciarci. L’attività di mio padre resistette grazie alla sua volontà di sopravvivere ed alla camaleontica diversificazione. Producemmo stufe a segatura, ma anche piccoli mulini a mano per macinare il grano, lampade ad acetilene ed infine riparammo ventidue carri ferroviari danneggiati dalle bombe e dai mitragliamenti, cannibalizzandone quasi altrettanti. Quando la guerra ebbe termine anche la Rizzi era sfinita e senza denaro per ricominciare. L’inflazione e le am-lire imperversavano così come la guerre civile strisciante. La ricostruzione nei seguenti due anni fu durissima e sofferta. Il Natale del 1945 lo ricordo come il più povero ed il più triste della mia vita.

- Il secondo periodo di esistenza della nostra ditta è il ventennio tra il 1947 ed il 1967 sempre vissuto rincorrendo chi ci stava davanti. Dal 1947 l’industria italiana era finalmente ripartita, pur tra mille difficoltà ed anche noi abbiamo partecipato allo sviluppo, con la messa a punto di nuove tecnologie, che permettessero di realizzare nuovi impianti sempre più grandi e di nuovi sistemi di risparmio energetico. Quello che io ancora non sapevo, mentre mi affacciavo alla scuola media prima e dopo al liceo scientifico, era il fatto che la nostra ditta essendo impegnata nel campo dei beni cosiddetti strumentali, destinati cioè agli investimenti e non ai consumi, ci saremmo presto trovati a scontrarci con lo strapotere delle nuove multinazionali che si sarebbero presto affacciate sulla scena. Anche perché mentre noi eravamo ancora impegnati a perdere la guerra, i vincitori già erano intenti a spartirsi il mondo futuro del dopo guerra. Una seconda crisi mio padre dovette affrontarla  nel 1950 al tempo della guerra di Corea. Altro improvviso giro di walzer di crescita dei prezzi e di scarsità di acciaio, altra stretta della liquidità e conseguente frenata della ripresa appena cominciata.

Mio padre giovane al tavolo di lavoro

 -Noi operiamo principalmente in tre campi di attività: le centrali termiche e termoelettriche, il settore navale, l’industria petrolchimica. Nessuno di questi tre settori restava fermo e la corsa era senza respiro. Riassumerò alcuni fatti salienti di quel periodo.

-In tutto il mondo nelle centrali termiche e termoelettriche venivano adottate delle pressioni di esercizio e delle temperature del vapore sempre più elevate. Per noi significava passare a metodi di progettazione sempre più severi e metodi di costruzione sempre più difficili.

-In 15 anni, dal 1950 fino al 1965, assistemmo alla rapida crescita dei generatori di vapore trasportabili monoblocco che balzarono da produzioni di vapore di 5/6 t/h fino a 100-150 ed anche 200 t/h. Noi fummo costretti a studiare nuovi economizzatori di combustibile trasportabili monoblocco partendo da 100 mq di superficie riscaldata, arrivando fino a 2.000 mq. Ovviamente sviluppammo anche nuove superfici di scambio termico e l'impiego di nuovi materiali più leggeri.


-In 20 anni, dal 1950 al 1970, le dimensioni delle centrali termoelettriche partendo da 20-30 MW raggiunsero potenze di 600 MW ed oltre. Tutti i componenti ausiliari, economizzatori, preriscaldatori d’aria, soffiatori di fuliggine, dovevano essere adeguati a questa crescita: ad esempio i soffiatori retrattili partendo da corse di circa 1 m superarono i 10 m di corsa.

La Rizzi ad Iseo negli anni della guerra

-Il periodo tra il 1960 e il 1968 fu anche il lungo, interessante, momento del vertiginoso aumento delle dimensioni delle navi. Era quindi anche il momento dell’aumento delle potenze degli apparati  motori e della sfida tra turbine a vapore e motori diesel. Gli oceani venivano varcati da navi da carico, navi passeggeri e petroliere sempre più grandi.

-Ad esempio le navi petroliere da 30.000 dwt , raggiunsero le 500.000 dwt. Per muovere navi così gigantesche gli apparati motori con turbine a vapore ed i motori diesel fecero una gara spettacolare verso potenze e rendimenti sempre maggiori. Noi realizzammo nuovi grandi economizzatori marini per navi a vapore ed anche grandi ed efficienti caldaie a gas di scarico per le motonavi. Sviluppammo inoltre, sempre in quel periodo, nuovi sistemi per il riscaldo del carico delle super petroliere per assicurare un facile ed economico pompaggio, basso peso lordo sul fondo delle stive ed una rapida installazione a bordo.

-Per aggiungere un piccolo commento a questa corsa al gigantismo, voglio ricordare che gli apparati motore con turbina a vapore uscirono soccombenti e a quel punto anche noi perdemmo una fetta di mercato: altro giro di walzer di crisi. I costruttori dei grandi motori diesel poi lottarono tra di loro come dinosauri fino alla loro stessa auto-distruzione.

-Nello stesso periodo abbiamo assistito all'enorme aumento dell'industria petrolifera, estrazione e raffinazione di petrolio grezzo, dovuto al consumo sempre maggiore di prodotti derivati dal petrolio, causato dalla crescita della produzione di energia elettrica, dallo sviluppo inarrestabile dell’autotrazione, dallo sviluppo dell'industria siderurgica. Analogo discorso si può fare per il carbone.

impianto in Venezuela
 

Il decennio tra il 1960 e il 1970 vide anche l'aumento delle industrie chimiche e petrolchimiche e delle raffinerie di petrolio in Italia ed in tutti i paesi industrializzati. Anche i cosiddetti paesi in via di sviluppo cominciarono a realizzare le proprie raffinerie.

 

La ns. Società è riuscita ad essere presente anche in questo campo con la progettazione e la costruzione di impianti per il ricupero di calore a valle dei diversi forni e con altri impianti per il risparmio energetico.

 

-Il terzo periodo della vita della nostra società può essere individuato tra il 1968 ed il 1989.  Lo sviluppo quasi continuo aveva portato ad un accumulo di tensioni internazionali e nazionali che sfociarono in un difficile periodo tra il 1968 ed il 1975. Molti lo ricordano come il periodo detto degl’anni di piombo. Furono gli anni del sindacalismo scatenato, in Italia anche il lungo momento delle brigate rosse, dei sequestri di persona e di altre simili amenità.

 

Reggere il timone in mezzo a quella tempesta era piuttosto complicato ed il clima “barricadero“, mal si conciliava con una buona gestione aziendale. Ricordo che ogni volta che entravo nel mio ufficio dopo pochi minuti si affacciavano alla mia porta, che ho sempre tenuto aperta, dei delegati sindacali con nuove problematiche.

cinque caldaie a ricupero per coke dry quenching installate nel centro siderurgico di Tubarao in Brasile

-Ciliegina sulla torta, nel 1975 tutto il mondo conobbe anche la prima improvvisa crisi petrolifera e fu in quei giorni che le parole "crisi energetica" e "risparmio energetico" divennero note a tutti. Mentre mi dibattevo in quella tempesta, nel 1972 mio padre era stato bruscamente disarcionato dal posto di comando da un ictus ed io ero rimasto solo al timone.

Ricordo che mi consolava sentire i direttori delle banche con cui lavoravamo dire: <<Fortunato lei che ha saputo essere all’altezza dei tempi e si è messo a fare queste nuove cose che adesso servono.>>

 Però i fidi concessi non erano mai in linea con quei complimenti !

In quel periodo, tra i principali problemi di cui la ns. Società si occupava vi era il "RETROFITTING" e il "REPOWERING" di impianti esistenti. Infatti molti investimenti si erano fermati ed allora io recitavo che, in molti casi, specie se non si può fare altro, non è conveniente costruire nuovi impianti eliminando quelli esistenti e distruggendo così anche della ricchezza, ma è consigliabile fare una "RIABILITAZIONE" degli impianti già esistenti.

 -Lo sbocco che cercavo disperatamente era però l’internazionalizzazione, la presenza soprattutto fuori casa, in quel mondo che era ormai globalizzato.

montaggio di un grande riscaldatore d'aria  in Iran


E’ stato molto faticoso, perché dovevo combattere anche sul fronte interno, convincere tutti i dipendenti che bisognava parlare inglese, adattarsi ai diversi fusi orari per poter raggiungere al telefono i clienti in Asia od in America e che “australasia” non è necessariamente un errore di scrittura.

E bisognava anche convertirsi ai computers per scrivere, per progettare, per disegnare per archiviare. Finalmente arrivarono gli anni ottanta, le brigate rosse avevano perso la loro guerra, forse le cose si stavano rimettendo in carreggiata, ma poi dopo gli anni di vodca-cola finì per crollare anche il muro di Berlino. Era un nuovo giro di boa e forse si intravedeva un nuovo periodo di sviluppo, anche l’est del mondo sarebbe entrato nel mondo industrializzato.  Spesso dicevo che avrei voluto avere dieci anni di meno: ero riuscito a fare un viaggio Adro Milano Londra Underground Cliente e poi indietro Underground Heathrow Milano Adro in un giorno solo, ma era stata una dura fatica di quelle da non ripetere.

-Un nuovo periodo può quindi essere considerato quello che va dal 1989 ad oggi. Nel 1992 sono stato affiancato da mio figlio, anche lui ingegnere, anche lui laureato al Politecnico di Milano ed abbiamo avuto un motore in più.

Però dopo venti e più anni di mondo globalizzato abbiamo di nuovo accumulato una serie di problemi che devono essere affrontati. Per un primo periodo, dato che il vecchio mondo dei paesi ricchi ex industrializzati sembrava aver rallentato, per un po’ avevamo avuto la sensazione  di non essere troppo incalzati dagli avversari. Traducendo: molti nostri competitori  sembravano essere scomparsi. Ma non era così semplice: tutti prima di soccombere avevano venduto i gioielli di famiglia causando un massiccio technology transfer ai paesi in via di sviluppo.


- Tutti questi avvenimenti hanno richiesto l'impiego di tutte le ns. energie per trovare nuovi approcci al mercato globale, realizzare una migliore progettazione assistita dal computer, sviluppare nuove tecnologie produttive e l'uso di nuovi materiali. Adottare nuovi metodi di calcolo e nuovi processi di fabbricazione ha portato anche innovazione di prodotto. In sintesi abbiamo dovuto sempre dare fondo a tutte le ns. capacità per sviluppare una reale possibilità di sopravvivenza.

apparecchio in fase di installazione in una raffineria nel Gujarat in India

- La ns. Società occupa attualmente una posizione intermedia fra una Società di ingegneria ed una Società manifatturiera: ogni ns. sistema, prima di essere realizzato, necessita lo sviluppo di ingegneria avanzata e successivamente la  realizzazione si basa su linee di produzione sempre di nostra concezione per produrre apparecchi specializzati. Dal momento che, nel settore del risparmio energetico, molti problemi anche se di natura diversa hanno radici comuni, noi possiamo trasferire di volta in volta il ns. "know-how" da un campo all'altro con risultati vantaggiosi.

-Però siamo sempre incalzati dai nostri competitori, tutti ben radicati in quei paesi che alcuni anni fa ci permettevamo il lusso di chiamare paesi in via di sviluppo e che invece ora sono forse più avanti di noi. Nel corso degli anni abbiamo sempre superato tutte le crisi che si sono presentate e quindi siamo fiduciosi di riuscire a vincere anche le nuove sfide.

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