Pugacjov guardò minaccioso il vecchio soldato e gli disse: “Come hai osato opporti a me tuo sovrano?“. Il comandante, sfinito per la ferita, raccolse le ultime forze e rispose con voce ferma: ”Tu non mi sei sovrano, tu sei un ladro ed un impostore!”

Aleksandr Puskin “La figlia del capitano” cap.VII°

 Note dell’autore

Che farà ora il nostro eroe?

Il prologo di questo romanzo riprende direttamente l’epilogo del primo romanzo: Luca Falerno il delta del Nilo. Sarei un bugiardo se non confessassi che questo personaggio aveva cominciato ad essere un vero divertimento mentre scrivevo di lui.

Dato che per dargli un ruolo, come addetto alla sicurezza dell’ambasciata Italiana a Parigi nel 1869, l’avevo promosso tenente dei carabinieri ed ora dopo la sua sfortunata storia d’amore con la bella Imperatrice Eugenia dovevo farlo rientrare in Italia, ho finito per coinvolgerlo in una lunga caccia ad un brigante in Puglia.


Lo sfondo storico.

Questo secondo romanzo, del sequel di Luca Falerno, utilizza quindi come sfondo storico l’Italia dei briganti. Nell’anno 1870, dopo dieci duri anni di lotta al brigantaggio, in cui il neonato regno d’Italia era stato costretto ad impiegare l’esercito, finalmente il fenomeno comincia ad attenuarsi ed il controllo del territorio passa all’Arma dei Carabinieri. Così Luca Falerno, appena rientrato in Italia finisce a dare la caccia al brigante che gli ha ucciso il patrigno.

Naturalmente anche per questo romanzo, alcuni personaggi sono stati presi dalla realtà di quel tempo, ma poi trasposti nei giorni del racconto, chi un po’ prima e chi un po’ dopo e rimescolati in un racconto frutto di fantasia. Anche qualche nome è stato rimaneggiato ed in conseguenza ogni riferimento a fatti realmente accaduti o persone realmente vissute in quel contesto diviene puramente casuale. Mentre scrivevo avevo fatto alcuni viaggi in Maremma, visitando i luoghi dove negli anni del brigantaggio si era svolta una lunga caccia ad un famoso brigante. Protagonista della cattura del brigante era infine stato un capitano dei carabinieri. Devo confessare che alcune cose me le ha suggerite proprio la Toscana, regione che amo moltissimo.

 

Lo sfondo geografico.

Lo sfondo geografico del romanzo, però non è stata la Toscana, ma la Puglia, non solo perché questa è la regione d’origine di mio padre e di mio nonno paterno, ma anche per un’altra ragione. La solita ragione in verità, quella legata all’altra mia vita di imprenditore. La Rizzi a Taranto è sempre stata legata per motivi di lavoro: la grande acciaieria, l’arsenale della marina militare, la grande raffineria. Un forte concentrato di clienti potenziali per i nostri impianti di energy saving. E naturalmente un forte concentrato di poteri economici, che magari alcuni briganti del passato erano solo chierichetti campagnoli, in confronto a certi squali che ho dovuto tenere a bada o peggio temere. Di nuovo durante i molti viaggi effettuati in quei posti, nelle sere dopo le lunghe faticose giornate di battaglia, mi trovavo solo in qualche albergo, pieno di tormenti in attesa delle battaglie per il giorno successivo. Allora per prendere sonno, iniziavo a figurarmi  in quelle zone, nelle grotte carsiche, tra quelle vigne basse e contorte, le avventure forse vissute dai miei avi. Questi pensieri mi attenuavano la tensione e mi davano anche un senso di consolazione, se c’erano passati in mezzo loro, ci potevo passare anch’io. Inutile dire che quando vi ho infilato dentro anche Luca Falerno il gioco è stato estremamente facile. Però per amore di verità, la descrizione del castello dei Sanfelice è più vicina al castello di Capalbio.

 

Una bella ed affascinante protagonista.

L’occasione era troppo ghiotta per lasciarmela sfuggire. Luisa di Sanfelice, quella dei tempi della repubblica Partenopea e di Gioacchino Murat, è stata un personaggio storico che aveva già attirato l’attenzione dei suoi coevi. Il suo tentativo di sfuggire alla pena capitale fingendosi incinta, aveva commosso molti nella prima metà dell’ottocento. Alessandro Dumas, ne aveva ricavato addirittura un romanzo.         

Io ne ho ricavato una bella e focosa pronipote con lo stesso nome di battesimo, l’ho messa come oggetto di un tentativo di rapimento da parte dei briganti, ho cercato di darle un temperamento simile a quello della pro-zia e naturalmente ne ho fatto l’oggetto di un secondo innamoramento di Luca Falerno.

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