“del senno di poi, ma anche dell’esperienza altrui, ne son piene le fosse.” (quasi Alessandro Manzoni)

 Note dell’autore

Inizialmente avrei voluto intitolare questa serie di racconti: “Il mestiere di vivere”. Purtroppo un altro scrittore mi aveva preceduto ed aveva già usato questo titolo. I racconti si inanellano uno dopo l’altro sul tempo che scorre. Il tempo però fa cambiare anche i personaggi dei racconti, per cui il titolo “I cicli della vita” tutto sommato credo che risulti abbastanza appropriato. Ancora meglio sarebbe forse chiamarli “Cronache incompiute di una serie infinita di errori.

 

PROLOGO: GLI ERRORI FATALI.

Vivere é molto bello, ma il mestiere di vivere é molto difficile. Infatti tutta la vita scorrerebbe felice se non fosse per un grave “errore fatale” che ad un certo momento noi commettiamo, oppure che un nostro avo ha già commesso nel passato, oppure infine che qualcun altro, accoppiato a noi dal destino del tempo in cui viviamo, ha  commesso in qualche altro momento, in un qualche altro luogo.

Il fatto é che tutti noi di errori ne commettiamo moltissimi ed in continuazione, per cui riconoscere tra tutti, quel particolare “errore fatale” risulta quasi impossibile, anche se fatto da noi ed ancor più  se fatto da un nostro avo prima di noi, od infine da quel qualcuno al di fuori di noi, ma purtroppo accoppiato a noi dal destino.

Questi “errori fatali” hanno un effetto drammatico e dirompente, che prima arriva come una valanga d’acqua alla rottura di una diga e poi prosegue e si diffonde in mille diversi rivoli più o meno impetuosi. Gli effetti e le conseguenze ci inseguono per anni ed anni e quando finalmente si acquietano é solo perché tutti i protagonisti attivi o passivi hanno magari smesso loro stessi di vivere.

Ma se un protagonista passivo, a causa di un “errore fatale” subito, commette un suo “errore fatale” ecco che il meccanismo infernale riprende forza, la valanga torna a rotolare  ed a travolgere nuovi uomini.

E’ come se si disegnasse un diabolico albero genealogico degli “errori fatali”, che tende ad auto alimentarsi ed ad avviluppare la vita di tutti.

Ogni giorno nuovi attori si affacciano sulla scena della vita e nuovi “errori fatali” sono pronti a ripetere il loro effetto. Questi in sintesi sono i cicli della vita.

 

FORSE GLI AUTORI DELLA BIBBIA LA SAPEVANO LUNGA.

Gli estensori della bibbia, per descrivere in modo poetico, queste stesse cose, avevano inventato due progenitori, Adamo ed Eva, un serpente una mela ed un Dio che li condanna, con un fare “piuttosto” severo. Per come i fatti di quei tempi sono stati rappresentati, quando andavo a scuola, ho sempre contestato ai miei insegnanti di religione e di filosofia che questo contraddiceva il piedistallo filosofico su cui si basa il concetto di Dio. Me ne hanno sempre dette di tutti i colori e mi hanno sempre redarguito, poi però per consolarmi hanno aggiunto il concetto di libero arbitrio e quello di vita eterna con premi e castighi. Quasi che i poveri fanti morti sul Carso, oppure  i ragazzi del ‘99, avessero potuto scegliere se andare in trincea o restare a casa, in attesa che gli errori del Kaiser e di altri benemeriti uomini di governo, cessassero di interessarli. Per non parlare del povero Vercingetorige che, se quel tale di nome Cesare, quella benedetta regina di Bitinia, l’avesse lasciato in pace, forse sarebbe tranquillamente morto nel suo letto invece che essere strangolato, durante le celebrazioni del trionfo del suo vincitore.

 

MAGARI UN FOLLETTO: PANTA REI PER IL POPOLO.

A me però piace invece pensare che dentro di noi ci sia un folletto, è un’idea meno truce e pur sempre consolante. Il folletto salta da un nostro avo all’altro, e poi è dentro di noi, infine quando moriamo, lui prima è già saltato da un’altra parte. Ecco se riuscissimo a sentirne la presenza, forse diverremmo più saggi, rinunceremmo a maltrattarlo troppo e magari riusciremmo anche a mettere fine a qualche “errore fatale”.

Forse i nostri folletti la sanno più lunga di noi, dovrebbero avere una lunga esperienza, ed in qualche momento sono anche in grado di saltare ad di fuori di noi, si prendono una boccata di libertà e nascosti dietro ad una colonna oppure ad un albero ci guardano un po’ sornioni.

Il folletto di cui sopra, io ho cominciato a cercarlo la mattina in cui ho assistito alla messa funebre per la morte di un mio zio, nella chiesa della gran madre di Dio a Torino. La struttura della chiesa, eretta dai Savoia per ringraziare la Madonna di aver ben sorretto la mano di Pietro Micca mentre accendeva la fatidica miccia, è quella di un pantheon greco o romano: circolare con colonne tutto attorno. In quella stessa chiesa nel 1930 si erano sposati mia madre e mio padre. Certamente quella mattina anche mio padre guardava quelle stesse colonne: il folletto doveva certamente averne catturato i pensieri e, quindi, perché  mai non avrebbe dovuto trasmetterli anche a me? Oppure perché il mio folletto non doveva riuscire a decifrarli con esattezza?  

 

I CICLI DELLA VITA DEGLI ALTRI.

I cicli della vita degli altri dovrebbero servirci per evitare errori fatali e troppi rimpianti. Ma poi nessuno utilizza l’esperienza altrui e tutti preferiscono tornare ad inventare l’acqua calda!

 

Questa raccolta di racconti é dedicata alla narrazione, se non all’analisi, dei cicli della vita che mi si sono arrotolati attorno.

Forse un giorno un mio nipote oppure un mio pronipote riuscirà a metterli in un ordine migliore e magari farne un’analisi più approfondita. Forse purtroppo allora sarà trascorso troppo tempo e questa raccolta non sarà stata sufficiente a salvarlo da eventuali suoi “errori fatali”.      

Ai futuri eventuali lettori, quindi, non auguro buona lettura, ma auguro invece di non incappare in “errori fatali”. 

E poiché questo è praticamente impossibile, auguro loro di vivere assecondando le proprie inclinazioni per far si che, quando anche il loro folletto li lascerà, loro lasceranno lui senza troppi impianti.


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