La facciata a lago dell'ospedale di Iseo com'era nel 1945

“Forsan et haec olim meminisse iuvabit”

 Virgilio. Eneide canto I°

 

Note dell’autore.

Avevo sempre trovato una grande difficoltà a scrivere e poi portare a termine questo romanzo, perché in parte é autobiografico. Infine mi sono deciso a cambiare alcuni personaggi, per riuscire ad allontanarli da me e cercare di sparire io stesso dal racconto. Non so se ci sono riuscito, però un capitano Martini arrivò davvero quella domenica sul lago. Ed il cognome Martini era davvero il cognome di mia nonna materna. Il titolo preliminare che avevo dato al romanzo mentre lo scrivevo era “Keeler Martini”.

 

E’ un romanzo cui fa da cornice la seconda guerra mondiale. Alcuni personaggi ed episodi sono stati presi dalla realtà di quei giorni un po’ burrascosi, altri sono stati aggiunti per dare corpo al racconto.

Il romanzo è quindi frutto di fantasia, ma per quanto attiene a come, in quel periodo, pensassero i protagonisti del racconto stesso, ho cercato di essere il più fedele possibile a quei tempi.

Dedico questo romanzo ai miei nipoti con l’augurio che non abbiano mai a vivere in tempi così bui.

Ed anche a quella giovane donna che ha visto il padre spirare a pochi metri dall’ospedale, mentre un pescatore spingeva la barca allo spasimo ed io sentivo le sue disperate invocazioni.

 

Fa da trama al racconto il dialogo tra un “Mario” uomo di mezza età, che, mentre giorno dopo giorno lottava per emergere, si è trovato a vivere nei giorni tragici della seconda guerra mondiale ed un militare inglese, un certo capitano d’aviazione  di nome Martini di origini italiane, anche lui catapultato dalla guerra, senza averne colpa, a bombardare la terra dei suoi avi. I due fanno un qualche sforzo per riuscire a comprendersi, ma entrambi sono ancora intrappolati in due modi di vedere il mondo troppo distanti.

I sei episodi che intervallano i loro dialoghi di quel pomeriggio d’estate, sono in parte racconti  delle loro vicende prima della guerra ed in parte episodi della seconda guerra mondiale. Il treno pieno di pane, bombardato a Pescara nei giorni successivi all’armistizio, il mitragliamento del battello sul lago d’Iseo, la domenica 5 novembre 1944, la scaramuccia tra partigiani e repubblichini a Montecolino il 25 aprile del 1945 sono fatti veri, anche se i personaggi dei racconti sono solo le comparse di fantasia messi sulla scena per raccontare i fatti.

La base navale inglese di Gibilterra

In realtà dietro di loro, dietro alle ragazze in salopette, dietro il milite per l’Etiopia, dietro Vincenzino, dietro il giovanissimo sottotenente Luigi Stabilini, dietro il bravo macchinista, dietro l’abile direttore, dietro la Lini, si nasconderebbero dei personaggi veri.

Tutti loro però mi avevano per molti anni impedito di riuscire a scrivere questo racconto, come ho spiegato nel primo capoverso di queste note. Oggi, fortunatamente, sono passati molti anni da quell’anno zero e spero comunque che per i miei nipoti, il cambio dei nomi e delle piccole trasposizioni per rendere il romanzo pubblicabile come frutto di fantasia abbiano poca importanza.  

 

Per i naviganti in rete che vorranno leggere queste note aggiungo l’indice dei diversi capitoli.

 

CAPITOLO PRIMO.

Le due del pomeriggio.


CAPITOLO SECONDO.

Manchester Machinery Works.


CAPITOLO TERZO.

Le tre del pomeriggio.


CAPITOLO QUARTO.

Un milite per l’Etiopia.


CAPITOLO QUINTO.

Le quattro del pomeriggio.

 

CAPITOLO SESTO

Alexandria military hospital.


CAPITOLO SETTIMO.

Le cinque del pomeriggio.

     

CAPITOLO OTTAVO.

Un treno pieno di pane.


CAPITOLO NONO.

Le sei del pomeriggio.


CAPITOLO DECIMO.

Un obbiettivo di guerra.


CAPITOLO UNDICESIMO.

Le sette di sera.


CAPITOLO DODICESIMO

Un bravo macchinista


CAPITOLO TREDICESIMO

Le otto di sera.

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